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L’oculista: «La vita di tutti è cambiata»

La vita di tutti è cambiata

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«Ho 56 anni e da oculista mai avrei immaginato di dover tornare a dare una mano nei reparti di Medicina». Romolo Protti è il direttore della Soc Oculistica dell’Asl Vco. In seguito all’emergenza Covid-19 i medici del suo reparto, come successo a molti altri, sono stati “arruolati” nei reparti destinati ai malati affetti da Coronavirus. Protti ha anche scritto una lettera di ringraziamento al direttore del reparto di «Medicina, dottoressa Maria Adele Moschella, il dottor Marco Valenti, la capo sala Tiziana Sandretti e tutto il personale del reparto Covid 3 di Domodossola per averci accolti, supportati e sopportarti nel nostro breve periodo di appoggio all’emergenza Covid-19».

Arrivata la richiesta di aiuto Protti e i cinque medici della Soc Oculistica hanno subito detto sì. «Siamo anche noi medici, anche se per la nostra specializzazione – spiega Protti -; abbiamo dovuto fare cose molto lontane dalla nostra pratica quotidiana, rispolverando nozioni che erano finite nel dimenticatoio. Il supporto dei medici del reparto è stato prezioso; in particolare desidero sottolineare l’aiuto ricevuto dal dottor Valenti per la sua competenza ed umanità» La vita lavorativa di tutti è stata rivoluzionata dal Covid, spiega ancora Protti: «Ci stiamo anche abituando a più attenzione e ritmi più lenti, anche solo per prendere un caffè».

I medici oculistici erano impegnati nel trattamento di pazienti già fuori dalla fase critica; per supportare la Rianimazione, il settore più delicato, si era scelto di ricorrere a medici internisti. «Qualche timore c’è stato – ammette Protti – ma sopratutto abbiamo scoperto lati di noi stessi che non conoscevamo: un arricchimento professionale ed umano». In cima a tutto c’era la necessità di confrontarsi con una malattia di cui non si sapeva nulla e si sa ancora poco: «Ho visto un senso di partecipazione sia da parte dei malati che dei medici, un bisogno di condividere per i pazienti le loro ansie e le loro paure e un bisogno di imparare da parte nostra, cercando di fornire anche un supporto umano e medico. Poi c’erano gli aspetti pratici. Anche solo la vestizione e il corretto utilizzo di Dpi sono stati istruttivi. Il mio pensiero va a chi non ce l’ha fatta. Credo che dopo questa esperienza saremo tutti persone e operatori sanitari migliori».